Marco Rubbettino

Fare impresa in un luogo decentrato è una motivazione in più, una sfida appassionante. Gli svantaggi? Si recuperano con la dedizione e la passione.

Editoria e stampa sono le due anime, diverse e complementari, dell’azienda Rubbettino, straordinario esempio di imprenditoria fatta di competenza, professionalità e passione. La tipografia nasce nel 1972, la casa editrice nel 1973, grazie a Rosario Rubbettino, illuminato e tenace fondatore di un’eccellenza dell’imprenditoria del sud e non solo, che il mese scorso avrebbe compiuto 80 anni. Una sfida coraggiosa la sua, raccolta, dopo la prematura scomparsa nel 2000, dai figli, Florindo e Marco, insieme a un’eredità d’intenti e passioni, scegliendo di continuare a fare impresa, innovazione e cultura in un territorio di straordinarie bellezze e di tante difficoltà, quasi remoto, come Soveria Mannelli, nel reventino catanzarese. Ne parliamo con Marco Rubbettino, direttore generale di Rubbettino Print, marchio in continua evoluzione, competitivo a livello nazionale, caratterizzato da alta qualità e attenzione all’ambiente.

L’innovazione è la cifra distintiva della vostra attività. Ripercorriamo le tappe salienti. Quando mio padre diede vita all’azienda, si stava abbondando la stampa a piombo per andare verso la stampa offset, lui fu tra i primi a comprenderlo e questo portò la tipografia a svoltare, ad avere una crescita rapidissima. Ma fu solo l’inizio, in seguito ci furono tante altre sue intuizioni importanti e determinanti nella direzione dell’innovazione. Per esempio i sistemi di fotocomposizione; allora si faceva tutto con la linotype, poi si passò ai primi sistemi di impaginazione elettronica, avveniristici per l’epoca. Anche per il post-stampa e la legatoria fece delle scelte giuste dal punto di vista tecnologico, quando la strada non era ancora tracciata. La sua bravura è stata proprio quella di battere nuove strade, negli anni ’80 e ’90. Poi noi abbiamo diversificato i prodotti. Nel 2004, abbiamo deciso di investire anche nel campo del packaging e della cartotecnica. L’azienda sino ad allora si era esclusivamente concentrata sul mondo dell’editoria e della stampa commerciale, a questi due pilastri se ne affiancò un terzo. Se pensiamo che, nel 2021, molte aziende tipografiche a causa della crisi che ha investito il settore editoria e il commerciale, in seguito alla pandemia, si stanno trasformando in aziende produttrici di packaging, dobbiamo dire che aver aggiunto, quasi vent’anni addietro, questo terzo pilastro, è stato fondamentale per continuare a crescere ma anche, in alcuni momenti, per sopravvivere.

Macchine all’avanguardia, configurazioni a volte uniche e una stampa di qualità, a norma Iso, al giusto prezzo e green. Come si declina la vostra attenzione all’ambiente? Da anni, ormai, abbiamo la certificazione Fsc, primo pilastro del green, ossia la possibilità di usare carte provenienti da foreste controllate, gestite secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. Questo è un primo, importantissimo, aspetto, ma gli aspetti green sono tanti. Rubbettino produce il 50 per cento dell’energia necessaria alle industrie tipografiche con un proprio impianto fotovoltaico. Nel 2020, in piena crisi dovuta all’emergenza Covid, abbiamo scelto di investire, acquistando una nuova macchina da stampa che è andata a sostituire due macchine, ottenendo la stessa capacità produttiva, se non superiore, delle due precedenti, e in più la possibilità di stampare con la tecnologia LedUV, che utilizza delle lampade led, che consumano molto meno energia; queste lampade di ultima generazione invece consentono una stampa di altissima qualità con un consumo decisamente minore, a tutto vantaggio dell’ecosostenibilità. Ci sono poi altri aspetti green secondari, ma altrettanto importanti, ossia la possibilità di stampare con alcol zero isopropilico, l’utilizzo di lastre che non hanno bisogno di cotture e di sciacqui, quindi utilizzo di minore energia e minore acqua. Infine quasi tutti i supporti che noi utilizziamo sono Fsc. I nostri investimenti green sono partiti dieci anni fa; nella mission di Rubbettino Print, al primo posto direi, c’è l’ecosostenibilità, tutto ciò mantenendo la stessa curva dei costi e quindi anche dei prezzi sul mercato. Questa stessa attenzione la riponiamo ai prodotti che vendiamo. Per esempio, noi stiamo proponendo sul mercato vaschette, cestelli di carta, completamente riciclabili ed in alcuni casi compostabili, che dovrebbero sostituire gli stessi oggetti che oggi sono di plastica.

Per chi stampa Rubbettino Print? Stampiamo per molti editori italiani, per importanti aziende private e pubbliche, produciamo per molti utilizzatori di prodotti per il packaging.

Parliamo di Positional, un vostro nuovo marchio in ascesa. È un marchio di Rubbettino editore, ma tutta la produzione nasce in seno a Print, possiamo dire si tratti di un marchio a cavallo tra le due aziende. Positional è un brand con altissimo contenuto di design, contenitore di prodotti di cancelleria (agende taccuini, quaderni), di prodotti tessili (in questa direzione è forte il legame con Il Lanificio Leo). Si caratterizza per un’identità molto forte e si rivolge ad un pubblico internazionale alla ricerca di prodotti dall’alto “valore posizionale”. Gianluca Seta di Studio Eremo ha disegnato tutto il concept di Positional. Tutti i materiali sono realizzati al 100% in Italia. La cura e la selezione dei materiali, dei font tipografici sono elementi caratterizzanti.

La pandemia ha impattato pesantemente sulle attività produttive, oltre che sulla vita di tutti. Come è stato per la vostra attività? È stata dura, soprattutto nel primo lockdown con le librerie chiuse e gli editori che non pubblicavano più libri, stessa cosa con il commerciale, con tante aziende che hanno tagliato la comunicazione, in seguito alla crisi. Invece, e torniamo all’importanza di aver diversificato in passato, il ramo packaging ha tenuto benissimo, al traino dell’agroalimentare e del farmaceutico, ci ha permesso di continuare il lavoro.

Cosa significa fare impresa a Soveria? Di sicuro ci sono delle difficoltà, dalla logistica non semplicissima allo scouting commerciale che costringe a spostarti per intercettare mercati più floridi. Ma ci sono fattori di grande vantaggio, individuabili nella motivazione e nella caparbietà delle risorse umane, sia quindi dell’imprenditore che dei collaboratori, che vanno a colmare queste lacune. Una motivazione in più, perché fare impresa in un contesto del genere è molto stimolante, la sfida è più appassionante e quindi i risultati sono migliori. Anche perché, magari, per chi lavora con noi si tratta di un’opportunità rara, in un luogo così decentrato, e questo porta a un grande attaccamento all’azienda, rispetto a contesti basati sulla competizione. Gli svantaggi si recuperano con la dedizione e la passione. Ovviamente si fanno molti sforzi.