Alla parola “crisi” viene solitamente conferita un’accezione negativa, considerando però la sua etimologia possiamo notare come essa derivi dal verbo greco  κρίνω, ovvero “separare”, utilizzato ai tempi per indicare la fase conclusiva della raccolta del grano, il distacco dei chicchi dalle brattee che li racchiudono: ecco allora che il suddetto termine perde il suo significato ostile, palesando un momento evolutivo, una fase di transizione in cui si procede verso un inedito atteggiamento esistenziale, provando a rimettersi in gioco, magari anche per il tramite di un ausilio esterno, ove la propria emotività  possa rivelarsi d’ostacolo. Un ragionamento che può applicarsi anche in ambito imprenditoriale, superando quindi l’ostacolo mentale e il pregiudizio sociale che comportano spesso i termini “insolvenza” e “fallimento”, quest’ultimo del resto ormai non più impiegato legislativamente, almeno considerando la L. 155 del 2017, che ha riformato i principi e gli istituti di gestione della crisi d’impresa e del’insolvenza: è quanto si premura di mettere in evidenza, con suggestiva scorrevolezza narrativa,  il docufilm  Debiti contro crediti- La giustizia della crisi, diretto da Antonio Ciano, avvocato, anche sceneggiatore insieme a Massimo Ferro, Consigliere di Cassazione e Coordinatore OCI- Osservatorio sulle crisi d’impresa, associazione di magistrati senza fini di lucro, nell’intento precipuo di offrire congrua visualizzazione ai lavori portati avanti da quest’ultima a partire dal 2010 sul territorio nazionale (con eventi a Bologna, Ferrara, Ancona, Lecce, L’Aquila, Siena, Roma, Montecatini), studiando ed approfondendo le varie implicazioni sociali conseguenti alle crisi economiche, tanto dei singoli soggetti quanto degli ordinamenti statali nel loro complesso. Il mediometraggio rivela una certa perspicacia nel condurre le norme espresse all’interno dei codici nell’alveo della quotidianità, al di là di qualsiasi tecnicismo, considerando come il debito ed il suo conseguente rapporto con il credito, dovere da un lato, fiducia dall’altro, abbraccino ormai la nostra ordinarietà esistenziale.

Occorrerebbe al riguardo tentare di recuperare quel concetto di ϕιλία, filia, amicizia, antico cemento della società sostituito dal diritto in quanto la bontà degli uomini si è dimostrata presto deficitaria, spiega il filosofo del diritto Eligio Resta, le cui esternazioni costituiscono un po’ il fil rouge dell’intera narrazione, intervallate da quelle di magistrati, altri professionisti, imprenditori; ciò consente varie riflessioni riconducibili al vissuto personale di ognuno di noi, evidenziando poi un contrasto fra norma scritta, necessaria per regolare la sopra descritta mancata cooperazione fra gli esseri umani, e la realtà, con le conseguenti implicazioni sociali. Intuizione piuttosto ben riuscita è certo quella di far sì che i luminari di cui sopra interloquiscano con bambini ed adolescenti, rispondendo alle loro domande, riportando così il concetto di giustizia ad una primigenia naturalità, nella sua essenzialità concettuale di “giusto” e “sbagliato”, facendo sì inoltre che l’organo giudicante chiamato eventualmente  ad intervenire possa riappropriarsi del diritto ad esprimere l’ultima parola. Sorretto da una regia idonea a circoscrivere con efficacia luoghi e  situazioni, cui si unisce un montaggio (Valentina Cesari) che interseca con fluidità il succedersi d’interviste ed immagini, attraversato da un funzionale, mai invasivo, commento sonoro (Mario Mariani), Debiti contro crediti- La giustizia della crisi rivendica quindi una rilevanza umana dell’insolvenza e del fallimento, nell’idea di preservare determinati valori sociali, a partire dalla cognizione dei propri limiti e della necessità di chiedere aiuto: “nessun uomo deve considerarsi un fallito se ha degli amici” (It’s a Wonderful Life, Frank Capra, 1946) e la  semplice consapevolezza che possa sussistere una reciproca confluenza di comprensione e partecipazione umana all’interno della comunità in cui si è inseriti andrebbe certo a rendere un congruo significato al perché si sia  venuti a far parte di questo buffo mondo. Il docufilm sarà proiettato, presente l’autore, giovedì 30 maggio, alle ore 17.30, in Piazza Campanella, Complesso Monumentale di S. Domenico, a Cosenza.

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