Regista e attore, Bernardo Migliaccio Spina ha da poco esordito in qualità di scrittore, con il romanzo Coraìsime (prefazione di Gioacchino Criaco), edito da Rubbettino. Dopo aver letto il libro, ho contattato l’autore, così da condividere insieme impressioni e pareri. Bernardo Migliaccio Spina, che dirige la scuola di recitazione e regia LocriTeatro, ha firmato lungometraggi (Malanovastoria di amore e magia, 2008; L’uomo del gas, 2009) e docufilm (Uvafragola, 2013), realizzati dalla sua casa di produzione Asimmetrici film. Ha curato per Francesco Munzi il casting calabrese del film Anime nere (2014, tratto dall’omonimo romanzo di Gioacchino Criaco, Rubbettino, 2008).

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Bernardo, Coraìsime segna il tuo debutto come scrittore, credo lo si possa definire un noir, considerata la correlazione tra ambiente e personaggi, il cui iter narrativo acquista mano a mano la consistenza di una metafora, d’altronde già insita nel titolo:alla corajisima, generalmente una bambola di pezza, in Calabria viene affidato tanto il computo della Quaresima quanto la sua fine: al giungere della Pasqua, viene bruciata …

“Le coraìsime difendono la casa dal male, allontanano le brutte notizie. Le tenevano fuori dalle case, sorvegliavano l’uscio e i cancelli. Da bambino le osservavo appese fuori le case di campagna. Mi affascinavano quelle bambole sfigurate, con i capelli radi seccati dal sole”.

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Il tuo stile di scrittura è piuttosto descrittivo, sia riguardo agli ambienti sia nei confronti dei personaggi: al lettore è dunque reso possibile una netta visualizzazione delle vicende narrate ed una compenetrazione immedesimativa, incline ad assumere una consistenza catartica. Quanto del Bernardo regista, teatrale e cinematografico, è confluito nel Bernardo scrittore?

“Ho sempre scritto i soggetti dei miei film. Dentro di me lo scrittore chiedeva spazio, voleva impadronirsi del mio tempo essere ascoltato. Il cinema e il teatro hanno tenuto a bada la mia voglia di raccontare le mie visioni le hanno in qualche modo rappresentate. L’atto di scrivere però rimane sempre originario e affascinante”.

La storia narrata nel romanzo non ha una precisa collocazione geografica, quindi può assumere una valenza universale, anche si possono notare  nella descrizione degli ambienti caratteristiche proprie di molti paesi calabresi e, riporto la mia personale sensazione, il richiamo ad una tradizionalità atavica, quasi inattaccabile da una modernità imposta dall’alto, non sempre coincidente con reali bisogni o necessità…

“La modernità corrompe, soffoca il paesaggio e ruba i cervelli. All’inizio si può restare affascinati dal suo avanzare. La modernità è sboccata e parla una lingua nuova priva di radici. Molte volte è solo fiato”.

Lo si intuisce dalla tua breve introduzione, l’accenno al “racconto del bambino sott’acqua”, ma anche dai versi finali (Quest’età di schiuma così misteriosa e cattiva, le si resta attaccati come mosche, vestiti da paggetti in un carnevale infinito)  in Coraìsime si può dire vi sia molto di te, dei tuoi timori e delle tue aspettative esistenziali, in definitiva della tua visione del mondo …

“Il bambino sott’acqua è quella parte di noi che il crescere soffoca al lato del letto. La paura del buio apre gli occhi alla fantasia ed è un allenamento contro il male”.

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