Personalità vulcanica e versatile, Manuela Cricelli ha saputo unire le sue doti di cantante alla professione di psicologa, dando vita quindi, oltre che a delle coinvolgenti esibizioni, ad un interessante progetto di cantoterapia, Azione Canora. Ma lascio la parola a Manuela, che nell’intervista pubblicata qui di seguito ci ha illustrato con il consueto entusiasmo la sua attività.

 

Manuela Cricelli (foto di Peppe Flash)

Manuela, la tua carriera nel mondo della musica ha avuto inizio con la frequentazione dell’Arlesiana Corus del Maestro Carlo Frascà e da qui in poi ti sei incamminata lungo un percorso artistico all’insegna della poliedricità, abbracciando anche il teatro (Pilato sempre, di Giorgio Albertazzi, all’interno del gruppo dell’Arlesiana Corus) e cinema (Rosa, di Vincenzo Caricari). Soffermandoci sulla musica, credo che tu sia riuscita ad adattare vocalità ed esecuzione canora al tuo modo d’essere, alla tua personalità. Penso a brani come Il testimone o Cos’altro ma anche alle tue interpretazioni dei testi, sempre attuali, di Rosa Balistreri e Rino Gaetano

“Avevo 17/18 anni quando, passando davanti alla chiesa di San Vittorio, qui a Roccella (luogo in cui, allora, si svolgevano le prove dell’Arlesiana Chorus) ascoltai il celeberrimo Halleluja (da Il Messia) di Handel. Fu amore a…primo orecchio! E così cominciò la mia avventura corale! L’Arlesiana era il mio “luogo sicuro”. Un’esperienza altamente formativa, musicalmente e umanamente, grazie alla quale ho trovato la mia “voce”, quella che risiede nelle viscere e che ti fa vibrare di passione . Non basta essere cantanti, ma nel canto bisogna mettere la propria vita. Solo così si può mantenere quell’autenticità interpretativa…personale, anche quando si cantano brani come quelli della Balistreri o di Gaetano”.

Mi incuriosisce molto, intuendone la portata educativa ma anche terapeutica e riabilitativa, l’impiego che fai della musica, del canto, in qualità di psicologa. Quanto l’espressione artistica può aiutare a  migliorare noi stessi, facendo venire fuori determinate sensazioni o emozioni, magari sopite da tempo causa varie problematiche?

“Ho gettato un ponte tra la psicologia e la musica, ideando un progetto di cantoterapia,  Azione Canora. Il canto è una modalità espressiva, un importante strumento di comunicazione. Un mezzo attraverso il quale riscoprire sé stessi,  conoscere le proprie emozioni ed esprimerle. E già basterebbe solo questo…cioè avere la possibilità di esprimere le proprie emozioni (sublimando quelle negative) è terapeutico! E c’è di più! Quando si canta viene coinvolto tutto il corpo. Ricerche scientifiche dimostrano che il canto produce uno stato di benessere. Da un punto di vista fisiologico, durante “l’azione canora”, avvengono nel nostro organismo delle modificazioni metaboliche. Grazie alla respirazione diaframmatica vi è una riduzione delle tensioni;  una maggiore produzione di analgesici naturali da parte del nostro cervello, come le endorfine e quindi le catecolamine (adrenalina, norarenalina, dopamina); il rafforzamento delle difese immunitarie e un miglioramento dello  stato generale di salute dell’individuo. La cantoterapia è quindi una disciplina artistica e insieme terapeutica, che mira soprattutto a favorire e rafforzare l’autostima nell’individuo. Colgo l’occasione per ricordare che il laboratorio è quindi rivolto a tutti! Sia alle persone che sanno cantare o che hanno una dote artistica, ma anche a  coloro che pur non sapendo cantare, in quell’atto canoro ritrovano l’integrazione e la piacevolezza!”

(foto di Peppe Flash)

Secondo te vi è ancora spazio per la manifestazione di una concreta libertà espressiva, all’interno di una società dove, senza voler generalizzare e fatte salve benvenute eccezioni, la cultura, il suo ideale rappresentativo più profondo ed intimo, sembra oggi procedere in via di stereotipi omologanti, calcolati dalle multinazionali, trattata dunque alla stregua di qualsiasi prodotto di consumo da piazzare proficuamente sul mercato?

“Io credo che, malgrado questa società, chi ha davvero qualcosa da dire, troverà il modo e lo spazio per farlo. Non tutto può essere “banalizzato” dalle leggi del mercato. Ciò che è autentico, resta tale. Ed arriva al cuore del mondo (suo malgrado), portando forte il suo messaggio!”

La radio, “antico” strumento di comunicazione, mantiene tuttora indubbio fascino sugli ascoltatori, tanto nell’informare quanto nel trasmettere una certa emozionalità. Parliamo un po’ del tuo programma Discorso notturno in onda il venerdì alle ore 23.35 su Radio Roccella.

Discorso notturno nasce dalla mia esigenza di parlare…alla notte! Parlare quando tutto intorno a me tace (teoricamente). Quando le parole non vengono interrotte. Quando la musica ti culla e ti accompagna tra le braccia di Morfeo! Il programma si ispira ad una poesia di H.Hesse, Notte  e ad una trasmissione di una nota emittente nazionale. Coniuga la poesia e la prosa…con la musica, alternando la lettura di brani letterari (appunto) con selezioni musicali che, in qualche modo, sono legate tematicamente alle letture!”

Nel ringraziarti per la disponibilità, ti rivolgo il classico “domandone” finale, al quale non si può sfuggire: progetti per il futuro?

“ Tante idee, che spero possano trovare forma concreta e diventare dei progetti! Posso anticiparti che…un nuovo brano originale sta facendo capolino! Vedremo…”

 

(foto di Luca “Pianoman”)

 

 

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