La 4ª edizione del Festival del Teatro Classico di Portigliola (RC) parte con il botto grazie alla straordinaria interpretazione di Elisabetta Pozzi e all’annuncio di importanti novità per il prossimo anno.

Deflagrante.
È questo l’unico aggettivo adatto a descrivere la prima della 4ª edizione del Festival del Teatro Classico di Portigliola, che il sindaco Luglio ha voluto dedicare alla memoria di Rocco Marando, giovane scomparso in un’incidente stradale la scorsa settimana.
Già a partire dai cancelli dell’area archeologica, domenica sera, si respirava un’aria diversa, ricca di fascino e carica d’attesa. La fibrillazione spasmodica che attraversava il pubblico, marea vociante abbracciata dalla cavea del Teatro Greco Romano come di consueto illuminato da decine di fiaccole, ha raggiunto il suo apice con l’ingresso in scena di una delle più straordinarie interpreti che la manifestazione abbia ospitato, giunta in punta di piedi dal lato del palco per cominciare a recitare versi immortali.
Elisabetta Pozzi e la sua straordinaria “Cassandra – o del tempo divorato” non potevano rendere più magica di così la serata inaugurale di questa manifestazione, partita come un progetto sperimentale nel 2015 e oggi in grado di accogliere il favore di critica e pubblico come solo i migliori festival di teatro classico della Penisola riescono a fare. “Cassandra”, che la Pozzi ha composto con il contributo del saggista Massimo Fini, ha rapito la Locride con la drammatica storia dell’inascoltata veggente troiana assassinata a Micene, sfruttando sapientemente non solo i versi della tragedia attica del V secolo a.C., ma anche le riflessioni di artisti, poeti e filosofi di età moderna e contemporanea che hanno consentito al personaggio di scorgere l’angosciante futuro dell’uomo moderno. Le riletture offerte nel corso dello spettacolo dall’immensa attrice genovese, che hanno spaziato da Euripide a Christa Wolf, da Virgilio a Wislawa Szymborska, da Seneca a Jean Baudrillard e poi T.S. Eliott, Ghiannis Ritsos, Cartesio, Nietzsche e Pasolini, sono state accompagnate dalle musiche di Daniele D’angelo, una tessitura di suoni e musica a sostegno dell’intero testo in grado di rendere ancora più drammatica e commovente un’interpretazione che faremo davvero fatica a dimenticare. L’impotenza, l’impossibilità di condivisione, la forzata solitudine nel sostenere il peso della conoscenza della protagonista sono stati la colonna portante di una rappresentazione che ha commosso tutto il pubblico, lanciatosi spontaneamente in una meritata standing ovation che l’attrice ha voluto dedicare agli autori dei testi da cui ha preso spunto per la propria interpretazione.
Se il buongiorno si vede dal mattino, questa edizione del Festival di Teatro Classico di Portigliola non potrà che essere indimenticabile, l’annata in grado di consacrare definitivamente il sito archeologico a punto di riferimento della stagione teatrale estiva della Locride.
Che si sia in vena di consacrazioni e cambiamenti, del resto, lo hanno annunciato prima dello spettacolo anche la direttrice del Museo Archeologico di Locri Rossella Agostino e il direttore del MiBACT calabrese Salvatore Patamia, che hanno anticipato di aver avviato, assieme al sindaco Rocco Luglio, un grande progetto che potrebbe cambiare per sempre la storia del Teatro Greco Romano di Portigliola. Da semplici fan della manifestazione e dell’eccezionale lavoro svolto dal primo cittadino ci auguriamo che il progetto preveda il ripristino delle gradinate e la tanto agognata iscrizione nel circuito dei teatri antichi nazionali.
Nell’attesa di vedere realizzato (voci di corridoio dicono già con la prossima edizione) questo nostro pio desiderio, ci godremo il resto della manifestazione, che ci dà appuntamento a martedì 31 luglio con “L’Iliade” di Alessandro Baricco, interpretata da Blas Roca Rey e Monica Rogledi.

 

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