I tartufi in Calabria. La passione di pochi, attraverso la quale si sta cercando di comprendere meglio che percorso si debba intraprendere, è tutto quello su cui ci si può basare per potersi approcciare a questo settore. Arturo Guida, dottore forestale ed esperto in tartufi e tartuficoltura, racconta i suoi studi, la sua passione, il futuro del tartufo in questa regione.

Come si è appassionato ai tartufi, in una regione dove questo settore è pressoché inesplorato? Tutto è iniziato con l’incontro di un anziano tartufaio di Acqualagna, Peppino. È stato uno dei primi che nel 1965 si è mosso verso le regioni del Sud. Fino ad allora si credeva che il tartufo, in particolare quello bianco, fosse appannaggio esclusivo dell’Umbria, delle Marche, dell’Emilia, del Piemonte e della Francia. In Calabria è arrivato tra i primi sul tartufo bianco scoprendo numerosissime tartufaie in tutte le province calabresi nei primi anni Novanta. Grazie a lui ho conosciuto il professore Mattia Bencivenga, luminare della moderna tartuficoltura, già docente dell’Università di Agraria di Perugia. Entrambi hanno indirizzato le mie ricerche sui tipi di terreni idonei alla crescita dei tartufi. Sono talmente peculiari le condizioni necessarie, perché possano crescere, che determinate ere geologiche hanno generato suoli idonei solo per un tipo di tartufo e non per un altro, anche in presenza di altre condizioni favorevoli.

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Arturo Guida

Cosa è emerso dalle sue ricerche? Ho svolto, in questi ultimi sette, otto anni, un’intensa attività di studio sull’origine geologica dei terreni, in particolare della nostra provincia, estesi anche a tutta la Calabria. Ho individuato mediante lo studio di foto aeree della vegetazione e, con la ricerca in loco, parecchie aree tartufigene. Ho collocato il tutto in mappe che mi hanno consentito di raggiungere ottimi risultati con l’individuazione della presenza di moltissime piante in simbiosi col tartufo e con quasi tutti i tipi di tartufi, in tutte le province della regione. Un lavoro paziente, forse anche pionieristico, che ho ritagliato, con grande passione, a margine della mia attività lavorativa.

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Tartufi: in Calabria una realtà in espansione  – 9 febbraio 2018 Gioiosa Ionica (RC) – Convegno organizzato da Slow Food con l’intervento di Arturo Guida

La Calabria è all’anno zero sulla coltivazione del tartufo. Come può evolvere la situazioneMi sono interessato più da vicino alla tartuficoltura a scopi produttivi, chiedendomi, perché la Calabria si trovi in questa situazione, nonostante tante superfici agricole libere e in condizioni di terreno, clima e acqua spesso ottimali. La risposta è probabilmente da ricercare nella mancanza della cultura del tartufo nei Calabresi e negli agricoltori o forse nelle numerose truffe perpetrate nel recente passato a danno di ignari agricoltori calabresi, con la vendita di piantine realmente non sottoposte a micorizzazione, a prezzi altissimi. Pensate che una piantina, correttamente micorizzata e certificata, oggi costa intorno ai 10 euro, e questi signori le vendevano senza certificazione o con certificazione fasulla a 100/150 mila lire negli anni Novanta. I risultati sono stati ovviamente dei fallimenti.

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Per quanto riguarda l’aspetto prevalentemente normativo? Ho stimolato la sensibilità di alcuni componenti del Consiglio regionale per vagliare delle modifiche della legge regionale di riferimento, che è la Legge Regionale n. 30 del 2001. La modifica necessaria, affinché il tartufo possa essere oggetto di contributi e finanziamenti regionali e comunitari, in modo chiaro ed univoco, è che questo prodotto venga considerato un prodotto agricolo. Concetto questo non esattamente chiarito dalla normativa quadro nazionale, ma chiaro a livello di indirizzi comunitari. La proposta in tal senso è già stata inviata alla Commissione competente del Consiglio Regionale, per essere fatta in tempi ristretti. Se pensiamo che regioni come Piemonte, Umbria e più recentemente Toscana, oltre alle regioni dell’Appennino centrale in genere, hanno costruito e stanno costruendo il legame tra territorio, enogastronomia e turismo, grazie al tartufo al pari e più del vino, ci dobbiamo chiedere perché, i grandi passi che la Calabria ha fatto negli ultimi 10 anni con il vino, non si sono riusciti a fare anche con il tartufo e con la sua coltivazione. Una larga fetta del tartufo che viene commerciato alle fiere di Alba in Piemonte e di Acqualagna o nelle fiere minori, proviene dalle nostre tartufaie naturali o da quelle della Basilicata. Peraltro, a livello di immagine, il legame, tra tartufo, montagne, Parchi e territorio è ancora inesplorato in termini di potenziale attrattivo dal punto di vista turistico nella nostra terra.

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